Il linguaggio usato dai media è insopportabile.

Ci si fa troppi scrupoli ad usare la parola CLANDESTINO, quando è quella più corretta per indicare chi si ritrova abusivamente in un luogo senza avere certificazione o diritto di trovarvicisi.
Gli preferiscono “migrante”, anche se come termine, definirebbe colui che sta migrando, ovvero che CONTINUERA’ A SPOSTARSI, e non che rimane!
La parola “extracomunitario” oramai ha assunto un accezione negativa: non si pensa più a un Americano, a un Australiano o a uno Svizzero…. si pensa immediatamente a qualche Africano o Arabo che poi si comporta come tutti sappiamo.

La parola ne5ro viene sostituita da “nero”, quando la prima più propriamente indica la razza/etnia e la seconda esclusivamente il suo colore.
Per gli stupri di bambini avvenuti a Rotherham (Inghilterra), tutti da parte di Pakistani; i porci criminali sono stati continuativamente appellati dai media come “asiatici”.
Tecnicamente corretto, il Pakistan è in Asia, ma non si trattava di Giapponesi, Thailandesi o Cinesi….. erano Pakistani! Hanno così tanta paura di offendere gli “amici” musulmani ?
Perfino zing@ro a qualcuno non piace. Ma piaccia o meno è un termine che indica una categoria ben precisa di persone. Puoi sostituirlo con un altro termine, ma è solo questione di tempo prima che anche quello assuma le stesse connotazioni del termine precedente! La parola può anche cambiare ma la categoria rimane!

Sperano, censurando le parole, di poter annullare concetti o situazioni della realtà che ci circonda, ma concetti/situazioni rimangono, cambiano solo i termini che si usano per definirli!
Non è facendo finta che il problema non esista, che lo risolvi!
Non è che non parlandone, allora questo non esiste….
Ne5ro/nero/aficano/extracomunitario/clandestino/migrante/straniero/musulmano/islamico/arabo/zing@ro/nomade/barbone/senzatetto, puoi intercambiarla o addolcirla quanto ti pare, ma nonostante la fumosità imposta dal politically correct, si capisce lo stesso di chi si sta parlando.

Vogliamo essere liberi? Parliamo apertamente! Diciamo quello che pensiamo, perchè se viene proibito, non solo non si risolve il problema, ma si tenderà pure ad odiarlo maggiormente.
Diciamo le cose come stanno, senza censure o tentativi di cancellazione del pensiero come la politically correctness (o peggio la “police correctness”) vorrebbe.

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