In NIGERIA , che sono ben 150 milioni, “coabitano” circa 200 etnie/tribù/ceppi diversi, e la stabilità del Paese è pesantemente minata dalle loro differenze e dai conseguenti scontri.
Non molto tempo fa i protagonisti delle aggressioni erano i giovani di etnia Hausa (di religione musulmana) e le popolazioni indigene (in maggior parte cristiane) che da sempre si contendono il controllo amministrativo della città di Jos.
Ma le persecuzioni a danno dei Cristiani per mano degli Islamici sono radicate in tutta la Nazione: nel sud del paese e’ concentrata la presenza dei cristiani mentre al nord sono insediati i musulmani che hanno anche imposto la sharia, la dura legge coranica, costringendo i cristiani ad abbandonare le loro case.
Non è un mistero che in quelle aree ci siano gruppi di integralisti legati a Boko Haram ed Al Qaeda, ed inevitabilmente i massacri sono all’ordine del giorno.
In questo scenario di scontri inter-etnici ed inter-religiosi quindi, la parte di Paese meno esposta all’oppressione islamica, è quella a sud.

Sebbene in tregua, nel Darfur (SUDAN), è in corso un conflitto tra i Janjawid, un gruppo di miliziani arabi reclutati fra i membri delle locali tribù nomadi dei Baggara, e la popolazione non-Baggara della regione, per lo più tribù dei gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit.

Importare questa gente, purtroppo, significa anche importare le loro guerre. Non sono nuovi gli scontri fra di loro anche all’interno degli stessi centri di accoglienza.

In BURUNDI l’ultimo decennio è stato teatro di guerra tra le due maggiori componenti etniche del Burundi, i Tutsi e gli Hutu,che ha provocato almeno 300mila morti ed un milione di sfollati.
Sin dall’istituzione dell’indipendenza nel 1962 il sovrano cercò di istituire una monarchia costituzionale che fosse il risultato dell’equilibrio tra le due razze, ma fallimentare vista l’impossibilità di convivenza.

Queste sono tristemente ricordate per il genocidio in RUANDA: nel 1994, per circa 100 giorni, vennero massacrate sistematicamente a colpi di armi da fuoco, machete pangas e bastoni chiodati, almeno 500 mila persone secondo le stime di Human Rights Watch, il numero delle vittime tuttavia è salito fino a raggiungere una cifra pari a circa 800mila-1milione di persone.
I coloni Belgi suddivisero male il territorio: osservarono che i Twa (un terzo gruppo etnico dell’area) erano di bassa statura (come i pigmei), gli Hutu erano di media altezza e più scuri, e i Tutsi erano molto alti, snelli e più chiaro con la tendenza ad avere il naso e volto più sottili.
In Ruanda come in Burundi, i Tutsi (in minoranza) rappresentavano l’aristocrazia della società, e possedevano la terra e il bestiame; mentre gli Hutu (in maggioranza) svolgevano il lavoro agricolo, mentre i Twa costituivano un altro gruppo meno numeroso di tutti.
Le reciproche rivalità etniche e stermini di massa coinvolsero l’intera regione fin dal 1962, per continuare anche dopo il 1994. Coinvolgendo oltre a Ruanda e Burundi, anche Uganda, Congo e Tanzania.

Etnie diverse e massacri. Il nome per definire questa cosa è: genocidio.
Vogliamo che succeda questo anche in occidente ?

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