In SRI LANKA la razza Tamil e quella Cingalese sono state protagoniste della guerra civile fino a pochi anni fa.
Ma sebbene questa sia ufficialmente finita, l’atavico odio reciproco è ad oggi ancora radicato, e pretendere che la coabitazione sul territorio possa mai funzionare è solo un illusione.

Riuscire invece a riassumere cosa avviene in INDIA, calderone talvolta indecifrabile di conflitti, è assai difficile. Nello stato indiano dell’Assam, gli scontri avvengono tra la popolazione indigena dei Bodo e i migranti musulmani: villaggi saccheggiati e date alle fiamme, con continue rappresaglie. In quell’area i Bodo rappresentano il 5% del totale della popolazione dello stato, mentre i musulmani rappresentano circa il 33%. I Bodo si stanno battendo per dar vita ad un’entità politica separata, con richieste che vanno dall’autonomia alle domande per uno stato con sovranità indipendenti.
Le altre popolazioni indigene di quell’area sono i Mising, i Rabha, i Sonowal, i Lalung (Tiwa), i Deori e i Thengal (Mech). I Bodo atteccherebbero quindi per lo più gruppi “non-minoritari”, per la maggior parte musulmani i cui antenati si sono stabiliti nella regone 40, 50 o 60 anni fa: durante la colonizzazione britannica, le popolazioni musulmane dai distretti Mymensingh e Rangpur dell’East Bengal erano state portate nei ditretti del sud Assam per coltivare le terre, i successori che poi sono rimasti sono stati chiamati “nuovi assamesi”….. il che ricorda tantissimo il termine “nuovi Italiani” che ogni tanto, con molto ribrezzo, leggo in giro.
In Uttar Pradesh, il più grande stato indiano, gli scontri sono tra gruppi armati di due comunità rivali: gli Jats che sono prevalentemente indù e la comunità musulmana locale. Hanno ingaggiato una vera e propria battaglia urbana non dissimile dall’operato delle gang di strada dei paesi occidentali.
È stata anche assaltata una moschea. Per provare a riportare la calma, è intervenuto l’esercito.
Nel Manipur ci sono stati morti causati dagli scontri etnici tra la comunità Meitei, maggioritaria nello Stato, e i Kuki, nella città di confine di Moreh.
Come se non bastasse infatti, 6 lavoratori Meitei provenienti dalla zona di Imphal sono stati uccisi a Moreh. Ignoti hanno poi ucciso 5 sospetti estremisti Kuki, etnia accusata del precedente omicidio. Una folla furente dell’etnia Kuki ha assalito la zona Meitei: ci sono stati scontri e sono state incendiate alcune abitazioni. Si prosegue con ritorsioni continue, in faide che purtroppo sembrano essere senza fine.

Qualcuno avrà sentito parlare della regione dello Xinjang in CINA in occasione degli attentati provocati dagli autonomisti che (parimenti al Tibet) vorrebbero liberarsi dal dominio Cinese.
Il problema però è che il mescolamento raggiunto oggi porta a non avere una vera e propria fazione predominante, per cui gli attriti sono continui: la popolazione autoctona di razza Uiguri si aggira intorno al 45%, mentre la razza Han (“più cinese”, tanto per intenderci) arriva al 40%.
Gli uiguri (che sono musulmani) non accettano la presenza dei cinesi Han nella regione, in costante afflusso, e denunciano da tempo le repressioni e le discriminazioni subite per mano del governo.
Nel periodo degli scontri di qualche anno fa il governo cinese arrivò a disporre il coprifuoco dalle 21 alle 8 del mattino, e a istituire la pena di morte per coloro che avessero fomentato i disordini.
La situazione è ben lontana da una risoluzione.

In KIRGHIZISTAN gli scontri sono fra gli abitanti e la minoranza Uzbeka. Anche in questa realtà multietnica si registrano omicidi, stupri, violenze e abitazioni incendiate.
Stando alla versione uzbeka, l’esercito che era stato mandato a difenderli, non solo non li avrebbe difesi, ma talvolta addirittura attaccati.
Le differenze fra queste due etnie, non sono solamente razziali e religiose, ma anche tra nomadismo vs sedentarismo.

Continuare ad imporre il multiculturalismo alla nostra società, inducendoci a convivenze forzate con chi non gradiamo, porterà inevitabilmente a conseguenze simili ed anche peggiori.  Insistere a tenere insieme chi non è compatibile, è un suicidio sociale.

In BIRMANIA l’odio etnico cova da parecchio tempo alimentato da risentimenti secolari, soprattutto nella regione del Rakhine al confine con il BanglaDesh.
I violenti scontri etnici avvengono tra la comunità buddhista e quella musulmana di etnia Rohingya. Recentemente ci sono stati stupri, linciaggi e abitazioni date alle fiamme.
6 anni fa emerse che centinaia di Rohingya in fuga, intercettati dall’esercito Thailandese, furono rispediti in mare a bordo di zattere, con le mani legate…. non trovarono hotels, vitto e alloggio pagato come avviene altrove!!!
Anche in altra direzione , la polizia di frontiera del Bangladesh ha respinto numerose imbarcazioni provenienti dalla Birmania con a bordo donne, bambini e alcuni feriti che cercavano di fuggire dalla Birmania attraverso il fiume Nar.

In NEPAL ci sono attualmente in corso delle dispute riguardanti il fatto che le 7 suddivisioni territoriali attuate non tengono conto delle divisioni etniche e del retaggio ancestrale delle varie comunità, spezzandone alcune, e accomunandone altre.
Le principali sono: i Chhetri (3.6 milioni) , i Bahun (2.9 milioni) , i Magar (1.6) , i Tharu (1.5), e ancora i Tamang , i Newa , i Kami , gli Yadav , Rai , Gurung , Limbu ….
La richiesta è quella di maggiore autonomia locale in ogni distretto.

Guardare come si “amalgamano” all’estero, può far comprendere l’inutilità del forzare convivenze, che nella nostra società non sono gradite.

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