Dalla caduta del comunismo, circa un Rumeno su otto è emigrato.

Si parla di una cifra Intorno ai 3 milioni, come se da noi si fossero svuotate Sicilia e Campania.
Fra tutti questi, un terzo ora vive in Italia: stando alle stime all’epoca, si parla infatti di 968.576 Rumeni, rappresentando la prima popolazione straniera sul suolo Italico, ma in realtà pare che il numero effettivo si aggiri addirittura intorno al milione e 300 mila.
Fra loro ci sono sicuramente svariate persone oneste, con le quali si convive bene, ma non possiamo però ignorare il fatto che quella Rumena sia anche la comunità che commette più reati.

Nel 2007 la Romania è entrata nell’Europa Unita, e il non avere più frontiere con loro, ha trasformato l’Italia nell’eldorado dei loro delinquenti.
Secondo i dati della Polizia di stato le segnalazioni di Romeni denunciati o arrestati nel 2008 erano 42.177 e l’anno dopo 43.228. Come popolazione carceraria sono i secondi, in progressiva e costante crescita, giocandosela con Marocchini, Tunisini e Albanesi.
Non hanno rivali però nella delinquenza al femminile: in Italia una detenuta straniera su quattro è romena, un record.

Nel 2009, il ministro della Giustizia romeno, Catalin Preodiu, aveva fatto trapelare un dato allarmante: il 40% dei ricercati con mandato internazionale emesso da Bucarest si trovava in Italia.
Lo stesso anno, secondo i dati del Viminale, i romeni si erano macchiati di 107 tentati omicidi, 2211 lesioni dolose, 21 abusi sessuali su minorenni, 12572 furti, in crescita rispetto ai 12371 dell’anno prima, 1302 rapine, 1135 truffe informatiche. Per droga erano fioccati 470 denunce o arresti e 602 per lo sfruttamento della prostituzione.
Fin dal 2004 i romeni erano al primo posto tra gli stranieri per gli omicidi volontari, i furti in abitazione e il reato di stupro.

I malviventi rumeni fanno paura non soltanto per la violenza, pari ormai a quella spietata degli albanesi, ma anche perchè stanno riqualificando e diversificando il loro business criminale. E sono presenti ovunque. Le ultimi analisi del Ros Carabinieri, della Polizia di Stato, della Dia, di Sismi e Sisde e della Guardia di Finanza, convergono su questo scenario.
Agiscono su due livelli: quello, diventato capillare, della microcriminalità; e l’altro, più redditizio, delle associazioni per delinquere. L’organizzazione è il modello vincente. Gli affari sull’immigrazione illegale, per esempio – impossibili senza un gruppo coordinato di gestione – si moltiplicano: diventano sfruttamento della prostituzione, racket di minori, caporalato, tratta di esseri umani, traffico di badanti. La truffa informatica – i rumeni sono i maestri del settore – si esibisce non solo nella clonazione e contraffazione di bancomat e carte di credito, ma si spinge fino al phishing, la creazione di siti bancari falsi.

Tempo fa avviammo uno scambio di agenti operativi, 6 poliziotti romeni, che danno la caccia ai loro connazionali. Uno di questi, George, che ha catturato decine di latitanti, spiega senza peli sulla lingua:. «Da noi le cose sono più semplici. Chi sbaglia va dritto in galera, e non ne esce. I nostri delinquenti lo sanno. E cercano di venire a fare danni in altri paesi, più evoluti, più democratici, ma anche più “facili” per loro».

E poi si associano: ad esempio, fanno accordi con la criminalità organizzata pugliese e con la camorra, per il contrabbando di sigarette. Con gli albanesi ci sono frequenti scambi, perfino nella concorrenza esasperata sul mercato del narcotraffico.
I mafiosi italiani, inoltre, considerano strategico un atteggiamento quantomeno di tolleranza verso i delinquenti rumeni. Gli obiettivi, del resto, non sono in contrasto. Cosa nostra, esercita il racket sui commercianti e le imprese. I rumeni, invece, controllano la manodopera illegale nell’edilizia e in agricoltura. Poi hanno attivato un racket altrettanto odioso sulle presenze, nelle aree dismesse, di immigrati o sbandati. Secondo la Dia, a intervalli regolari criminali rumeni, al Nord, passano a riscuotere sotto minaccia della violenza il pizzo, per consentire la presenza, in tuguri o abitazioni di fortuna, di chi li ha occupati abusivamente.

Mi domando: fra chi è onesto, c’è ancora chi vede di buon occhio il trattato di Shengen ?

Se da un lato, se ne esce il 13% della loro popolazione (fra cui pericolosi malviventi), in Romania vengono invece “invasi” da ben 35mila aziende Italiane, che delocalizzano e portano lavoro e denaro.
Sul nostro territorio le aziende sono fin troppo tassate e vengono soffocate dalla burocrazia e da leggi che non le tutelano e nemmeno ne incoraggiano la ripresa economica. Di conseguenza i posti lavorativi scarseggiano per tutti noi, e la disoccupazione imperversa.
Uno scambio non poi così tanto conveniente….

Del peso economico, se ne sono accorti anche in altri paesi.
Il (di allora) premier Britannico Cameron, non potendo agire sulla libera circolazione delle persone, annunciò nuove misure per limitare l’accesso alle prestazioni sociali degli immigrati provenienti dall’Unione Europea. << Quando si parla di Ue bisogna ricordare che l’Isola è stata “invasa” con l’allargamento comunitario nel 2007 e l’immigrazione dall’Est Europa, in particolare Romania e Bulgaria.
Toglierò agli immigrati i benefit garantiti oggi dal welfare inglese per i lavoratori con poco reddito, come i sussidi di disoccupazione e per le case popolari, le esenzioni fiscali e gli aiuti in denaro per i bambini a carico, per i primi 4 anni di lavoro in Gran Bretagna. Non si potrà più arrivare dall’estero senza una chiara offerta di lavoro, e se non si trova un’occupazione entro sei mesi si dovrà lasciare il paese. Inoltre non ci saranno più pagamenti alle famiglie per aiutare a prendersi cura dei minori se i minori vivono fuori dal paese>>.

Mi piacerebbe un premier Italiano con gli attributi, che laddove la UE non ci difende o non ci mette in condizione autonoma di farlo, prende iniziativa lui e con il pugno di ferro, instaura regole che una volta per tutte tutelino gli Italiani.

(Fonti: il giornale, il sole 24 ore)

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