Quando riceverò una busta paga intera, e alla voce “Detrazione imposte previdenziali” vedrò uno zero, e una postilla che mi riporta la quota corrispondente che avrei dovuto versare ma che è stata pagata al mio posto, dal Mohamed di turno, allora sì….. accetterò anche il “ci pagano le pensioni”.
Ma chi riceve la pensione sa benissimo che se l’è pagata da solo, idem chi sta versando i contributi, si sta pagando la SUA pensione.

…per caso, ci pagano anche il mutuo, o l’affitto, e anche la rate della tv ?
Ci staranno mica anche pagando le multe stradali senza che ce ne accorgiamo ?

I media insistono nel tentativo di farci digerire forzosamente questa immigrazione dicendo che l’Italia ha bisogno di immigrati, perché è il paese più vecchio d’Europa.
Fosse così semplice, il Congo sarebbe un paese ricchissimo, e il Giappone sarebbe alla rovina. Purtroppo per i buonisti, anche in questo caso, conta la qualità, in mancanza della quale, la quantità diventa solo un peso, non un vantaggio.
Se è vero che, avere tanti soldi è un bene, è purtroppo vero anche che avere tanta schifezza in casa non è un bene.
Per quanto riguarda il sopravvalutato beneficio economico da immigrazione, ci sono così tanti danni dal punto di vista culturale, sociale e della sicurezza che è comunque un male, finendo per convenire solamente a quelli che ci speculano sopra, e che si possono permettere di girare con la scorta.

La sostituzione etnica che qualcuno tanto desidera, ha un impatto nell’immediato, poi i nuovi arrivati cominciano anche loro ad invecchiare. E dal punto di vista della natalità dopo due generazioni anche gli immigrati tendono a convergere sulla media della popolazione autoctona. Insomma, il gap tra noi e il resto d’Europa e del «Primo Mondo» si restringerebbe, ma non si chiuderebbe. Servirebbe per forza un aumento della natalità.
Di politiche per mettere in condizione gli Italiani di tornare a figliare ce ne potrebbero essere tante.
In Francia ben il 4% Pil va annualmente in aiuti alle famiglie sotto forma di trasferimenti monetari e generosi programmi di welfare per tutti i bambini con meno di tre anni. Risultato: le donne francesi sono le più prolifiche del Vecchio Continente.

Martin Wolf, ebreo rifugiato in GB dalla Germania durante il nazismo, pertanto, ben lungi dall’essere accusabile di fascismo, nazismo, razzismo ecc..ecc.. , ha trattato il tema sul Financial Times.

Definisce l’impatto dell’immigrazione di massa sui redditi dei cittadini Europei, di proporzioni enormi. E che, anche se così non fosse, il cosmopolitismo è incompatibile con l’organizzazione delle democrazie nazionali. Ed è anche incompatibile anche con il diritto dei cittadini di decidere chi può condividere i vantaggi di vivere al loro fianco.
Wolf spiega infatti che i paesi hanno il diritto di controllare l’immigrazione, e che il criterio per l’immigrazione non è il bene globale, ma i vantaggi per i cittadini ed i loro discendenti.
I benefici per gli aspiranti immigrati, che sono la maggior parte di quelli generati dalla migrazione, contano meno.
Qali sono questi benefici… è importante aumentare la popolazione? La risposta è sicuramente no. Aumentare la popolazione di un piccolo paese prospero, come la Danimarca, non aumenterebbe il tenore di vita dei suoi cittadini. Ma imporrebbe costi di investimento e di congestione consistenti.

Dopodichè passa ad analizzare la “bufala di cui sopra”, quella della giovane età degli immigrati che ci pagheranno le pensioni.
Gli immigrati, che sono più giovani, abbassano il rapporto tra i pensionati e coloro in età lavorativa (il rapporto di dipendenza degli anziani). Ma l’impatto sulla dipendenza, almeno con gli attuali livelli di immigrazione, è modesto. Per abbassarlo dovremmo ricorrere ad una pericolosa immigrazione massiccia.
Nel 2014, ci sono stati 29 pensionati per ogni 100 persone in età lavorativa. Secondo le Nazioni Unite, mantenere questo rapporto al di sotto di un terzo richiederebbe una immigrazione di 154 milioni (!) in Europa tra il 1995 e il 2050, con ben più in seguito: perché anche gli immigrati poi, invecchiano.
Di conseguenza, una forte riduzione nei tassi di dipendenza richiede enormi movimenti di persone.

Qualcuno potrebbe sostenere che un continente con così pochi bambini autoctoni debba accettare una simile trasformazione della sua popolazione.
Ma al di là dei costi culturali, quale sarebbe l’impatto economico? Significativo sulle necessità di investimento (in abitazioni e altre infrastrutture) e di congestione, in particolare nei paesi già densamente popolati.

E i beneficiari sarebbero gli immigrati. Non i cittadini.

Quindi in sintesi: per avere un effetto positivo sulle pensioni, dovremmo importare così tanti immigrati da avere un effetto negativo sui costi in case e altri servizi. Alla fine, sarebbe un danno.

Ma la migrazione non è solo di economia. Gli immigrati sono persone. Portano famiglie, per esempio.
Nel corso del tempo, l’immigrazione su vasta scala trasformerebbe le culture dei paesi beneficiari in modo complesso.
Gli immigrati portano diversità culturale. Allo stesso tempo, come fa notare il premio Nobel Thomas Schelling, una sostanziale segregazione. Senza realtà condivise.
L’immigrazione ha effetti economici. Ma riguarda anche i valori attuali e futuri di un paese, compresa la sua preoccupazione per gli stranieri. Le persone possono legittimamente differire sulle politiche corrette.
E conclude:
— In tal modo, è perfettamente ragionevole che i paesi mettano il bene dei propri cittadini al primo posto, non degli immigrati. —

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