C’era una volta un villaggio di ometti che viveva lungo un fiume.
Questo fiume rappresentava la loro totale sussistenza, sia per la pesca, sia per le coltivazioni attigue al corso d’acqua.
In alcune stagioni però la vita era piuttosto dura perchè oltre al maltempo, talvolta il fiume si gonfiava al punto da creare esondazioni e travolgere ciò che era stato costruito e coltivato nel villaggio degli ometti.
Col tempo questi impararono ad arginare il corso d’acqua tramite dighe e deviazioni, e a costruire le loro case su palafitte, il tutto però andava continuamente riparato o ricostruito, vista la fragilità dei materiali.
Allontanarsi da lì non garantiva la sopravvivenza a nessuno, quindi bisognava rimanere ed ingegnarsi, ma soprattutto lavorare continuamente per mantenere al sicuro dalle intemperie il villaggio, tutti gli ometti del villaggio e le loro cose.

C’era anche un villaggio di omoni, sullo stesso fiume, che però negli anni non aveva imparato granchè, e ogni volta che Madre Natura portava pioggia e alluvioni, questi perdevano tutto.
Vivevano male, a parte qualcuno di loro, ed erano in perenne crisi.
Dopo un inondazione particolarmente devastante alcuni omoni decisero di andare dagli ometti a cercare riparo.
Gli venne concesso, e si trasferirono dagli ometti.
Col tempo altri omoni fecero la stessa cosa, consapevoli del fatto che chi di loro si trasferiva al villaggio degli ometti, poteva beneficiare delle risorse che tanto faticosamente questi avevano prodotto e protetto.

Con il passare degli anni, i trasferimenti aumentarono a dismisura: il villaggio degli omoni era costantemente allagato, e quello degli ometti riusciva oramai sempre più a fatica a ricostruire nuovi argini e nuove palafitte per proteggersi ed evitare la stessa sorte.
Gli ometti si erano offerti di aiutare gli omoni al loro villaggio di provenienza, proponendo di insegnagli come costruire ciò che sapevano fare, nella speranza che questi poi facessero ritorno al loro villaggio per migliorarlo.
Ma invece di imparare il lavoro e ritornare al proprio villaggio, gli omoni preferirono rimanere dagli ometti, e anzi… aumentarono sempre più di numero, fintanto che anche il villaggio degli ometti non riuscì più a tenere testa alle intemperie, e purtroppo pur lavorando febbrilmente, non riuscìrono più a proteggere i propri abitanti.
Il villaggio degli ometti non solo NON riuscì a risolvere il problema del villaggio degli omoni, ma nel frattempo era regredito ad una situazione ben peggiore tanto che non riuscìva nemmeno più a risolvere il proprio!

Se i buonisti non avessero capito, la morale della favola è:
se prima non riusciamo a liberarci del peso nostro, come possiamo continuamente sobbarcarci quello degli altri ?
Non riusciremo mai ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi a casa loro (sebbene non spetterebbe imprescindibilmente a noi), se prima non risolviamo quelli che abbiamo a casa nostra.

E vissero tutti felici e contenti.

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