Fra i casi-studio posti in un CONSIGLIO EUROPEO del 2004 che studiava le connessioni tra migrazione legale e illegale venne presentato anche quello dell’Italia:

<< L’Italia ha un sistema di quote ben sviluppato in vigore dal 1998. Secondo la normativa introdotta all’epoca, il governo pubblica un decreto annuale in cui sono indicate le quote suddivise per regione e settore occupazionale. Le quote sono fissate in base all’accordo tra diversi enti, tra cui il ministero del lavoro, gli uffici locali e regionali, i sindacati e i datori di lavoro. Il totale delle quote è calcolato secondo i tassi di occupazione locali. Il decreto comprende le cosiddette “quote privilegiate” che fissano il numero massimo di lavoratori extracomunitari provenienti da paesi specifici. Per certi versi queste quote non sembrano rientrare nei calcoli del mercato del lavoro, ma sono invece fissate su livelli sufficientemente bassi (fino a un massimo di 3000 lavoratori all’ anno per paese) da garantire che saranno facilmente assorbite nel mercato del lavoro. Le quote sono offerte ai paesi terzi in cambio della loro collaborazione in materia di riammissione e riduzione dei flussi migratori clandestini e, come si è verificato in passato , possono essere ridotte se viene ritenuto che il paese terzo non collabora pienamente. Nel 2001, la quota del Marocco è stata ridotta per questo motivo. >>

A distanza di più di un decennio da quel rapporto mi sovvengono alcune domande:
– Le quote fissate vengono inderogabilmente fatte rispettare ?
– Sono state riviste considerato l’enorme tasso di disoccupazione (in perenne aumento), e alla crisi economica che ci sta colpendo ?
– Sono state riadeguate nel corso degli anni, in maniera opportuna a fronte dell’elevato numero di stranieri in arrivo a saturare il mercato ?
– Sono state pensate a protezione del nostro mercato del lavoro ? Sono state pensate a protezione del nostro interesse ? Riescono ad impedire il dumping salariale (cioè il fatto che in concorrenza, essendoci sempre chi è disposto ad accettare due lire, le paghe per noi non si eleveranno mai) ?
– Quelli che arrivano in Italia vengono realisticamente assorbiti nel mercato del lavoro ? E nel tessuto sociale ? Che effetto ha il loro arrivo sulla popolazione del posto ?
– Quali nazioni stanno collaborando con noi in materia di riammissione e di riduzione delle immigrazioni in cambio di queste quote ?
– A quanti altri Stati non collaborativi si dovrebbero ridurre tali quote ?

Cito: “Third-country nationals wishing to work in the EU must satisfy certain criteria. For example, they need a job offer, adequate financial resources and sickness insurance to be eligible for a temporary residence permit. ”

Ovvero, i membri di paesi terzi devono soddisfare alcuni requisiti, tra i quali, a titolo di esempio: avere un offerta di lavoro, risorse finanziare adeguate, assicurazione sanitaria, ecc … in modo da essere eleggibili per un permesso di soggiorno temporaneo.
– A chi entra da noi viene fatto un efficace controllo sulla sua identità ? E’ veramente chi dice di essere ?
– Viene controllata la sua fedina penale ? In caso di precedenti , gli viene inibito l’ingresso ?
– Siamo veramente sicuri, che sebbene non intenzionalmente e Icon_Douanesmagari nemmeno consapevolmente, non stia introducendo qualche patologia sanitaria ?
– Gli viene richiesto di dimostrare di avere un lavoro e di avere le finanze necessarie alla sua sussistenza ?
– Gli viene richiesto di comunicare in quale domicilio soggiornerà ?

Per evitare gli overstayers, in Inghilterra avevano proposto una sorta di cauzione: all’entrata del paese versi una cifra , supponiamo di 4.000 euro sotto forma di garanzia, che allo scadere del tuo visto, una volta che lascerai il paese, ti verrà restituita….. se invece ti dai alla macchia per rimanere abusivamente oltre i tempi concessi, quella cifra viene confiscata, e si spera, utilizzata per trovarti, e rimpatriarti.

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