Mitrovica, cittadina del Kosovo, è una delle tantissime realtà sparse per il mondo che testimoniano il fallimento della multiculturalità.

I cittadini di etnia Albanese e quelli di etnia Serba e di etnia Bosniaca sono nuovamente arrivati agli scontri. Attualmente circa il 95% della popolazione di Mitrovica è Albanese, mentre meno del 5% è Serba. Questi ultimi stanno praticamente in una sorta di enclave, a nord del fiume Ibar che divide la città.
Dopo la guerra del Kosovo, in quella enclave sono stati spediti “a far loro compagnia” anche tutti i Bosniaci che abitavano ancora la parte sud.
I ponti che collegano le due sponde sono militarmente presidiati i modo da evitare possibili incursioni di qualcuno ai danni di un’altra comunità. Tuttavia queste da sole non bastano poichè sono stati costretti ad istituire check point sparsi anche in altre aree per evitare che qualcuno di un etnia non gradita in quel settore subisca qualche tipo di violenza.
In generale, in giro per il Kosovo non va molto meglio, soprattutto laddove i diversi gruppi non sono abbastanza nettamente separati fra loro.

La nuova scintilla è stato un accoltellamento, proprio nei paraggi del ponte di Austerlitz, simbolo delle divisioni etniche all’interno del paese, dove sono numerosi i murales in favore della pace nel paese. Poi, per due giorni, le rappresaglie.
L’ultimo importante episodio di violenza, risaliva al giugno 2014, quando un gruppo di albanesi si era scontrato con la polizia a causa del blocco del ponte di Austerlitz da parte della popolazione di etnia serba. Ne è nato uno degli scontri più violenti degli ultimi anni, con la zona di confine con l’enclave serba che si è trasformata in un campo di battaglia.
Ci furono altri periodi di violente ritorsioni, una particolarmente nota è quella del 2004 contro la popolazione di etnia serba. Quando nel nord del Kosovo furono ritrovati morti alcuni bambini albanesi per mano di un gruppo di serbi, scoppiarono nuove violenze in tutta l’area. I militari della missione Kfor lasciarono scoperte alcune postazioni ritenute più tranquille, come ad esempio la città di Prizren, a sud del Paese, per portare rinforzi nel nord, dove la violenza era incontrollabile. Gli albanesi di Prizren decisero così di farsi giustizia da soli, incendiando chiese e simboli religiosi legati alla popolazione di etnia serba ortodossa.

Non sto dicendo che una di queste etnie sia migliore o peggiore di un altra, ma solo che sono semplicemente diverse fra loro, e come spesso succede, sono anche incompatibili fra loro, visto che una coabitazione forzata sullo stesso territorio non funziona.

Non mi stancherò mai di dire che: OGNI TERRA HA IL SUO POPOLO, E OGNI POPOLO HA LA SUA TERRA.

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