C’è chi ritiene che la xenofobia derivi dalla paura del diverso.

Probabilmente, ci sono anche persone che hanno paura del diverso, ma in tal caso …. come biasimarle ? Non mi sembra costruttivo criticare le paure altrui, (per motivate o meno che possano sembrare ad altri).
Potrebbero però anche esserci persone che non hanno necessariamente paura del diverso, ma ne sono infastidite, scocciate o semplicemente non ne sentono il bisogno: magari si trovano meglio senza QUEL particolare diverso che non si sono scelti loro personalmente, e che viene loro imposto a dosaggi non richiesti.

Il problema è che se affermi che QUEL diverso in particolare che ti somministrano non ti piace, in una società politically correct, vieni tacciato di razzismo.
Ma siamo in democrazia, c’è la libertà di opinione, e le proprie simpatie/antipatie – nel rispetto di tutti ovviamente – vanno espresse!
Vuoi meno “diverso” ?
Sii libero di affermarlo, senza paura di critiche: dillo pure che per te è troppo e non ne vuoi altro, o che saresti disposto ad accettarne solamente meno di così.
Vorresti sceglierti un “diverso”…. differente da quello ?
Dillo senza vergogna, che non sono tutti i “diversi” in generale a non garbarti, ma che però, quello che ti è capitato, non ti sta affatto bene.
Stai meglio senza “diverso” del tutto ?
Sostienilo tranquillamente. Perchè se tu sei fatto così e ti trovi meglio con persone con cui hai più cose in comune, magari per via del background, o se trovi più affinità con chi è simile, non è un problema!
Reciprocamente, ci saranno persone nei confronti delle quali, il “diverso” di cui hanno paura siamo noi. Va accettato. Qualcuno le chiama “affinità elettive”.
La gente si sceglie, e si piace, sulla base di canoni personali, talvolta opinabili, ma non criticabili.
De gustibus….

Ci tengo a specificare che ciò non significa che i diversi non debbano esistere, e nemmeno che debbano essere soppressi, ma solo che è comprensibile che qualcuno non li digerisca, e anche che è lecito che qualcuno possa esserne spaventato.

Nel caso Italiano, ma mi sentirei più genericamente di estendere al caso Occidentale, credo che la paura non sia tanto del “diverso” (di come è), quanto piuttosto di come il diverso si comporta, di che impatto ha su di noi, e che conseguenze provoca il doverlo assimilare.
Se uno ha paura di gang di Sudamericani, non è xenofobo, è solo previdente.
Se uno prova fastidio nell’essere avvicinato ed attorniato da zingari, non è xenofobo, è solo all’erta, consapevole della potenziale situazione di pericolo a contatto con questo “diverso” che gli crea turbamenti.
Se a uno non va a genio lo stile di vita musulmano, non è xenofobo o islamofobo, semplicemente non lo trova compatibile con quello della comunità in cui viviamo, e preferirebbe che tornasse a seguirlo al proprio Paese, dove è meglio inserito.

Di paura del diverso, in senso assoluto, non ce n’è: è la TIPOLOGIA di diverso che fa tutta la differenza del caso.
Infatti se fossimo “invasi” da portatori di benessere, aventi stili di vita e comportamenti ineccepibili, o se ogni giorno arrivassero graziose e angeliche ragazze, non credo che la gente ne sarebbe spaventata.
Allora colui che viene etichettato come “xenofobo”, evidentemente, non avendo paura di TUTTI i “diversi” che esistono al mondo, ma solo di una parte di essi, (e in particolar modo di quelli tipo i quali veniamo a contatto quotidianamente anche noi, che producono degrado, criminalità e disagi), non è veramente xenofobo.
Per definizione iniziale, lo è se ha paura del “diverso”. Qualsiasi diverso.

Se ci tocca un “diverso” qualitativamente scarso, dobbiamo per forza dire che ci gusta tantissimo per non passare altrimenti per xenofobi ?

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