C’è uno studio sulle scuole che dimostra che per ogni straniero in aula gli studenti italiani calano nei test.
Dai dati della ricerca “The Tower of Babel in the Classroom” emerge che se sostituiamo un ragazzino italiano con un immigrato, in una classe seconda elementare, le risposte corrette date dai nativi nei test Invalsi si riducono di una percentuale considerevole: del 12% in italiano, del 7% in matematica.

 Che vuol dire? Che l’integrazione, nel bene o nel male, crea dei problemi. E che sarebbe stupido non tenerne conto, considerato l’aumento vertiginoso di stranieri presenti nelle scuole: nel 1995-96 eravamo allo 0,6% circa, ora siamo al 9,4%.
Se in media gli studenti stranieri sono meno di due per classe, esistono zone del Paese dove la presenza è molto più massiccia (nel 6% delle classi si arriva al 30% di figli di immigrati). In alcuni casi ilimite i genitori, esasperati, arrivano a togliere i loro figli da una scuola, perché la maggioranza della classe era di stranieri!Babele8

Mi fanno sorridere coloro che commentano che “imparano le lingue”, ma sinceramente se voglio insegnare le lingue a un figlio, gli faccio fare dei corsi appositi. In classe, in Italia, si deve parlare Italiano e si devono studiare la matematica, la geografia , l’italiano, le scienze, e le altre materie preposte.

Classi ghetto.
In alcuni casi, come evidenziano i dati, alcuni dirigenti scolastici tenderebbero a collocare il maggior numero di stranieri nelle classi in cui i nativi hanno famiglie meno istruite e/o meno abbienti, con differenze palesi all’interno delle singole scuole (con classi, dunque, di serie A e di serie B).
Emerge però il dubbio di quanto sia giusto fare pagare il costo dell’integrazione ai nostri figli: ad esempio nel 2014 c’è stato un vero e proprio record di studenti stranieri bocciati perché non sanno l’italiano.
Tale dubbio è: meglio classi di soli studenti stranieri che possano adottare programmi specifici per imparare o approfondire la lingua prima di affrontare le altre materie, oppure continuare con le classi miste con qualche chanche in più di integrazione, ma andrebbero a penalizzare l’apprendimento degli studenti italiani che non hanno bisogno di potenziare la grammatica dai livelli di base e la comunicazione?

Attualmente il 9% del totale degli studenti (803 mila) ha cittadinanza non italiana. Si tratta, soprattutto, di alunni romeni (154.621), albanesi (107.847) e marocchini (101.176). Più di un terzo del totale frequenta scuole della Lombardia (quasi 200 mila) e dell’Emilia Romagna (oltre 93 mila).
Il problema è che questi studenti hanno notevoli difficoltà di apprendimento. Faticano a stare al passo con le lezioni e i dati del rapporto Ismu confermano che i ripetenti tra gli studenti stranieri sono altissimi e accentuano le divergenze con gli alunni italiani, in tutte le tipologie di scuole, principalmente negli istituti superiori e nei primi anni di corso.
Il governo Renzi ha stanziato 1 milione di euro per “programmi didattici di riallineamento”, per laboratori di lingue per far fronte al preoccupante tasso di ritardo didattico, oltreché pedagogico.

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